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ŽCentrali nucleari? No, grazieŽRassegna stampa | Qui Sardegna | Sab, 5 dicembre 2009
LŽatomo non può essere una valida alternativa per ricavare energia: lo sostengono i promotori di un Comitato Asseblea pubblica in Provincia a Sassari: ŽLa sicurezza è ancora troppo lontanaŽ
No al nucleare, senza se e senza ma. Lo hanno gridato forte i componenti del Comitato ŽNo al nucleare, si alle rinnovabiliŽ che si sono riuniti nei giorni scorsi nella sala Angioy della Provincia di Sassari per unŽassemblea pubblica che ha discusso sul tema. II ritorno allŽatomo non può essere unŽalternativa valida, è stato detto, perché il suo utilizzo è troppo rischioso per la salute dei cittadini. Per sostenerlo, hanno citato un depliant distribuito dallŽagenzia governativa americana per le emergenze, la Fema, a chi vive in zone adiacenti a centrali nucleari: ŽAnche se la costruzione e il funzionamento di una centrale nucleare sono strettamente monitorati e sottoposti alle norme di sicurezza nucleare, gli incidenti, per quanto improbabili, sono possibili. II pericolo principale in caso di incidente nucleare e IŽesposizione ad alti livelli di radiazioniŽ. LŽassemblea, dopo la costituzione del Comitato nato a ottobre a Bunnari, era stata convocata dai promotori dellŽiniziativa, le associazioni La Città di Ar, Aperta-Mente e il Circolo llaria Alpi. Tra gli intervenuti, anche Nicola Culeddu del Centro Nazionale di Ricerca (CNR), secondo cui la sicurezza nucleare e ancora lontana e le conseguenze possibili di un incidente del genere non sono neanche lontanamente paragonabili a quelle che potrebbero scaturire da un incidente analogo in una centrale che ricava energia in un modo differente. ŽSono troppe le bugie che girano intorno al nucleare: non sostituirà IŽuso del petrolio che viene utilizzato solo per il 12 % della produzione energetica, quelle che vorrebbero costruire sono centrali di terza generazione, ormai vecchie, IŽuranio non e una fonte inesauribile ma un altro modo per sfruttare le ŽricchezzeŽ provenienti da paesi politicamente instabili, costi saranno altissimi, (la costruzione di una centrale nucleare oltre ad essere più alto rispetto a quello di centrali di altro tipo, tende a aumentare durante la costruzione) e le conseguenze maggiori le pagheranno le generazioni successive, in termini di salute e qualità della vita.Ž ŽPer questo - ha detto Rita Marras, tra i membri fondatori del comitato e coordinatrice dellŽassemblea - questa è una lotta per unŽenergia democratica, che ha come obiettivi la salvaguardia della salute dei cittadini e dellŽambiente e soprattutto IŽautodeterminazione di un popoloŽ. Tra i rischi immaginati dai promotori del Comitato, cŽe il pericolo che la creazione di nuove centrali atomiche avvenga in zone di demanio militare, praticamente inaccessibili e ponendo quindi chi è contrario allŽedificazione di nuovi impianti di fronte al fatto compiuto, facendo passare tutto sotto silenzio. Oppure, che in aree inaccessibili vengano stoccate pericolose scorie nucleari prodotte altrove e ŽsepolteŽ in Sardegna. Secondo la professoressa Marilena Budroni, microbiologa allŽuniversità di Sassari e portavoce insieme a Nicola Culeddu del Comitato, la soluzione al problema sta nella mobilitazione popolare, innanzitutto, e poi IŽiniziativa di Comuni e Province che devono Žfarsi forza del loro ruolo istituzionale e dichiararsi denuclearizzati, come hanno gia fatto Sennori, Tula, e come si apprestano a fare Osilo e Bortigiadas. Con la nostra mobilitazione - ha ribadito la Budroni - non ci limiteremo a spiegare ad amministratori locali e cittadini i motivi della nostra opposizione allŽatomo, ma rilanceremo IŽidea di un modello fondato su risparmio energetico, politiche di efficienza e sviluppo delle rinnovabiliŽ. Dopo il messaggio lanciato nello scorso periodo dal presidente della Regione Ugo Cappellacci, che aveva minacciato di fare da scudo umano contro chi volesse installare centrali nellŽisola, i membri del Comitato hanno ricordato che la Sardegna non risulta nelIŽelenco di quelle regioni che hanno deciso di impugnare la legge che contiene la delega al governo sulla ripartenza dellŽenergia atomica in Italia: Calabria, Liguria, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna. La possibilità di ricorrere alla Corte Costituzionale è basata sul mancato coinvolgimento delle Regioni nellŽiter decisionale per la «localizzazione» degli impianti. In particolare si punta dito contro IŽarticolo 25 (Delega al Governo in materia nucleare) il quale prevede che la costruzione e IŽesercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita siano considerati «attività di preminente interesse statale» e, come tali, soggette ad autorizzazione unica rilasciata con decreto del Ministro dello sviluppo economico, Ambiente e Infrastrutture. Previa intesa, questo il punto contestato, con la conferenza unificata.
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