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Tutti a piedi o in bicicletta per dire no alla civiltà dell autoRassegna stampa | La Nuova Sardegna | Mar, 24 novembre 2009
SASSARI. Un libro per raccontare il flagello rappresentato dallŽautomobile e per dire basta ad una società dipendente dalle quattro ruote. «No Auto, per la fine della civiltà dellŽautomobile» è il titolo che Marcel Robert, scrittore francese, ha voluto dare al suo ultimo volume, presentato nei giorni scorsi presso la Biblioteca Comunale di Piazza Tola. Organizzato dalle associazioni politico-culturali La città di Ar, Circolo Ilaria Alpi e Aperta-Mente, in collaborazione con la libreria Odradek, lŽincontro rientra fra le iniziative che mirano alla difesa dellŽambiente, fra cui la recente costituzione del comitato ŽNo al nucleare del Nord SardegnaŽ. Tra i temi sollevati da Marcel Robert, è opportuno metterne in evidenza alcuni particolarmente significativi per lŽItalia: le conseguenze dellŽinquinamento atmosferico sulla salute umana e sul patrimonio artisti; gli effetti della mancanza di esercizio fisico e di libertà di movimento per i bambini e per gli anziani, dovuti alla pericolosità delle strade, con la conseguenza di problemi di obesità e di scarsa autonomia per i più piccoli. «Per non parlare della carneficina sulla strade italiane - ha detto Gerardo Marletto, esperto di economia e politica dei trasporti - con stime che parlano di 6000 morti allŽanno a causa di incidenti stradali, per un totale di 14 decessi al giorno. Lo scrittore francese parla di una vera e propria dipendenza dallŽautomobile, rafforzata da Žinestricabili circoli viziosiŽ. In altre parole, lŽauto provoca danni che necessitano dellŽutilizzo dello stesso mezzo per liberarsene. Un esempio può illustrare la dipendenza degli individui allŽuso smodato dellŽauto. Innanzitutto, i disagi nei centri urbani, che contribuiscono ai fenomeni di urbanizzazione delle periferie e delle aree rurali. Grazie allŽautomobile, la gente va ad abitare più lontano dal centro delle città, e dunque dal posto di lavoro, in zone dove lŽutilizzo dei mezzi pubblici diventa scomodo e anti economico. Ecco che la macchina rimane lŽunico mezzo di trasporto fruibile. Risultato: disagi su disagi. «Ecco perché bisogna pensare ad una mobilità sostenibile - ha affermato Camillo Tidore, docente di Sociologia Urbana allŽuniversità di Sassari - incrementando ad esempio lŽuso dei mezzi pubblici e della bicicletta, veloce, salutare e non inquinante».
(d.p.)
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