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«Oil», allarme ambienteRassegna stampa | La Nuova Sardegna | Mar, 3 novembre 2009
SASSARI. Nell´impossibilità di distruggerlo, lo hanno censurato, confiscato con un sequestro probatorio. Come Davide contro Golia, il film-documentario «Oil», del regista leccese Massimiliano Mazzotta, - un´inchiesta sulla raffineria Saras di Sarroch - si è ritrovato a combattere contro poteri forti, che, questa la tesi del film, sarebbero protèsi verso il raggiungimento del guadagno a tutti i costi e insensibili di fronte alla scia di morte e distruzione lasciata sulla strada. Nonostante il rispettabile palmares - miglior documentario all´«Ecologico Film Festival» di Nardò, miglior documentario italiano e menzione speciale di Legambiente alla rassegna «Cinemambiente» di Torino - il passaggio ordinario nelle sale è precluso, così la pellicola e il regista sono costretti a battere percorsi alternativi alla ricerca di spazi pubblici da dove poter esprimersi. Dopo varie tappe lungo la penisola, un folto pubblico ha accolto venerdì la proiezione di «Oil» a Sassari, in programma nell´ambito delle giornate di «Prove di un mondo diverso», promosse da La Città di Ar, Aperta Mente e Circolo Ilaria Alpi. Il film è una video-inchiesta sulla raffineria più importante del Mediterraneo, la Saras S.p.a., sorta a Sarroch nei primi anni´60, proprietà della famiglia Moratti, la stessa dell´Inter, e salita tristemente agli onori della cronaca per la morte di tre operai il 26 maggio di quest´anno. Secondo la teoria del regista, ma anche di ingegneri e ricercatori, le emissioni della raffineria - tra cui benzene e idrogeno solforato, entrambi altamente cancerogeni ed estremamente tossici - avrebbero costituito un devastante impatto ambientale. A subirne le conseguenze non sarebbe solo l´ecosistema, ma soprattutto le persone. Tali emissioni sarebbero infatti la causa dell´aumento esponenziale a Sarroch di patologie tumorali, affezioni croniche dell´apparato respiratorio e di una modificazione a livello del Dna, quest´ultima riscontrata nei bambini della zona da Annibale Biggeri, dell´Università di Firenze. Alla proiezione al Palazzo di Città (ex Teatro Civico) - alla quale ha assistito un folto pubblico - è seguito un vivace dibattito con Massimiliano Mazzotta. In platea persone comuni, studenti, intellettuali, ma anche operai e tecnici della Polimeri Europa di Porto Torres. C´è chi sostiene la verità della pellicola («In questo documentario sembra che aleggi lo spettro di un´entità maligna che sembra lavorare per distruggere l´ambiente e uccidere le persone, in dispregio di tutte le regole e le normative. In realtà la situazione è peggiore, perché in realtà questa è la normalità») e chi invece vede solo un altro ´continentale´ che si occupa di affari non suoi («Perché lo ha fatto qui in Sardegna e non nella sua terra. Denuncia per dire a noi sardi guardate cosa avete permesso?»). Ma c´è anche chi guarda la pellicola con semplici occhi da cinefilo e che riconosce nell´utilizzo ricercato e sapiente di immagini di repertorio e interviste, musiche tranquillizzanti e cacofonie ritmiche, il semplice desiderio di comunicare, per far conoscere il problema. Non denuncia, ma informazioni espresse non da meri dati numerici ma da voci che generalmente sarebbero mute.
(Luisa Piras)
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